Era un’automobile, oggi è a marchio di fabbrica

Storie di nomi di auto diventati altretanti marchi di fabbrica

“Pensavo di aver progettato solo un’auto… e invece ho creato un nuovo marchio di fabbrica” penserebbero oggi Sir Alec Issigonis, Flaminio Bertoni, Zora Arkus-Duntov (e probabilmente anche altri) rispettivamente progettisti di Mini, Citroen DS e Corvette.

Il nome Mini, proposto per la prima volta alla fine degli Anni Cinquanta per contraddistinguere la nuova utilitaria di Case inglesi come Austin e Morris, è diventato all’inizio del XXI Secolo il marchio fabbrica di una linea di raffinate vetture compatte.

Il nome DS (che letto in francese, come una parola unica, suona come “déesse”, che significa “dea”) adottato nel 1955 per una berlina d’avanguardia è diventato nel 2014 il nome di una nuova marca francese.

Corvette, che dal 1953 contraddistingue le famose granturismo stelle-e-strisce, è stato per alcuni anni separato da quello della Chevrolet in quanto mal si conciliava con quello che in gamma internazionale comprendeva anche piccole utilitarie (magari a GPL). E probabilmente si potrebbe andare avanti ancora un po’, pensando, ad esempio, a Cupra che dopo aver contraddistinto i modelli sportivi della spagnola SEAT è da 8 anni a questa parte una marca a sé stante.

Non si pensi però che siamo di fronte ad una tendenza recente. Alla fine dell’Ottocento, un certo Emil Jellinek, console austro-ungarico a Nizza, nonché facoltoso e talentuoso uomo d’affari appassionato di automobili e di gare automobilistiche, commissionò alla Daimler alcune autovetture stradali e da competizione (alle quali avrebbe partecipato usando come pseudonimo il nome della figlia Mercédès Jellinek). Non solo nella Primavera del 1900 lo stesso Jellinek commissionò al costruttore tedesco un nuovo motore da impiegare su prossima vettura(nella foto) che si sarebbe chiamati Daimler-Mercedes, sempre in onore della figlia. La strada era spalancata.

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