Alla fine del 1971 Alejandro #De Tomaso decise di realizzare una versione da competizione della Pantera che potesse competere in pista con Ferrari, Porsche, Corvette nell’allora nuovo Gruppo 4 della FIA. Ne costruì 14 esemplari in due varianti che differivano di poco tra loro: 6 GT4 omologabili per uso stradale e 8 Gruppo 4 per esclusivo impiego agonistico. Prodotte tra il 12 ed il 22 Dicembre 1971, queste ultime furono vendute a piloti privati come Herbert Muller, Vincenzo “Pooky” Cazzago e Aldo “Alval” Valtellina ed agli importatori De Tomaso per la Spagna (Escuderia Montjuich), la Francia (Franco-Britannic) e il Belgio (Claude Dubois.
Gruppo 4
In particolare, la versione Gruppo 4 da competizione fu realizzata sulla base del telaio 874A alleggerito mediante un approfondito lavoro di foratura dei lamierati. Ad esso furono applicate specifiche sospensioni ribassate con ampie possibilità di regolazione, nuove barre antirollio ed ammortizzatori regolabili Köni. Non mancavano uno sterzo più diretto, dischi freno Lockeed maggiorati e ventilati, 2 serbatoi carburante da 60 litri, ruote Campagnolo in lega di magnesio da 15 pollici di diametro (come quelle di serie) con canali maggiorati a 10″ e 14″ che richiesero la modifica degli alloggiamenti degli ammortizzatori all’interno dei passaruota e l’applicazione di bombature all’esterno di questi, fissate mediante rivetti. La carrozzeria originaria in acciaio fu privata dei paraurti e non fu applicato né il trattamento antiruggine né l’isolante acustico, cofani e porte erano di lega leggera, mentre nell’abitacolo rimasero solo il cruscotto, i sedili da corsa, il volante rimpicciolito ed il roll-bar.
Questo lavoro permise di contenere il peso della Pantera attorno ai 1.100 kg, cosa che preoccupò non poco alcuni concorrenti che fecero pressioni sulla federazione internazionale per imporre alla Pantera un peso minimo di 1.250 kg. Per recuperare un miglior rapporto peso/potenza e competitività De Tomaso si procurò una serie di motori V8 Ford Boss 351 elaborati dall’americano Bud Moore. In pratica, avevano assi a camme e molle da competizione, valvole in titanio, pistoni forgiati, coppa dell’olio maggiorata, rapporto di compressione portato a 12:1, carburatore quadricorpo Holley Racing 1150 CFM. Il tutto abbinato ad una frizione monodisco rinforzata e ad un cambio ZF a 5 rapporti ravvicinati. I primi esemplari sviluppavano 440 CV (328 kW) a 7.000 giri/minuto che poi divennero 470 CV (343 kW).

Telaio 02862
Tra queste vetture c’è la Pantera telaio THPNMR 02862 venduta il 29 Maggio 1972 alla scuderia milanese Jolly Club e nel 1975 ceduta a Maurizio #Micangeli che in seguito la fece rielaborare come Gruppo 5 dai preparatori Sala & Malverti piazzandosi terzo assoluto al Giro d’Italia del 1977.
Una fonte belga racconta una fantasiosa storia su questa vettura secondo la quale William #Sala avrebbe “venduto” la vettura a clienti portoghesi cambiando il numero di telaio, naturalmente senza nessun mandato o la minima conoscenza da parte di Micangeli, senza documenti di esportazione, senza quindi il possesso di alcun titolo indispensabile ad una eventuale vendita tra l’altro all’estero! In realtà, la vettura è sempre rimasta di proprietà Micangeli con il suo numero originale di telaio. Tutte le trasformazioni che la stessa ha subito nella sua lunga storia sportiva sono state effettuate dopo la scomparsa di William Sala, da Ismo #Sabattini, storico collaboratore del preparatore emiliano.
Oggi la Pantera telaio 2862 fa parte della collezione di Maurizio Micangeli e di tanto in tanto scende ancora in pista nelle gare per auto storiche. Ultima, per ora, in ordine di tempo è la partecipazione alla gara di campionato italiano a Vallelunga dove è tornata a 50 anni di distanza sempre nelle mani di Micangeli e di Merzario.
