Il sibilo di un jet

60 anni fa la Rover-BRM a turbina portava a termine con successo la 24 Ore di Le Mans.

640 anni fa, Domenica 20 Giugno 1965, un sibilo simile a quello di un jet accompagna all’arrivo sul traguardo della decima vettura classificata alla 24 Ore di Le Mans. Non c’è niente di cui stupirsi. Si tratta della Rover-BRM, pilotata da due grandi campioni del volante come #Graham Hill e #Jackie Stewart, che è azionata da una turbina a gas. Non solo, in base alla formula di equivalenza della FIA, la vettura è anche terza nella classe fino a 2.000 cc dietro alle Porsche GTS di Linge-Nocker e Koch-Fischhaber alla media di 158,900 km/h.

Il risultato, parzialmente condizionato da numerose soste ai box durante le quali i meccanici hanno dovuto sostituire un iniettore, appare decisamente inferiore a quello ottenuto due anni prima con una vettura che correva fuori da ogni categoria, tanto che il giornalista Philippe Toussaint rimprovera alla Rover di avere “confuso la corsa di Le Mans con un economy run”.

Realizzata, come la versione precedente, in collaborazione con il costruttore inglese BRM (che all’epoca è uno dei migliori in Formula 1), la nuova Rover-BRM 2S-150 è una vettura completamente rinnovata, dotata di una carrozzeria chiusa e più profilata, nonchè di un doppio scambiatore di calore, il cui compito è quello d’immagazzinare calore all’uscita dei gas di scarico, per restituirlo all’ammissione in modo da limitare il consumo (il rendimento della turbina dipende direttamente dal rapporto fra la temperatura dei gas che entrano nella turbina e quella dei gas che escono). Un dispositivo che permette di dare un’immediata risposta alle sollecitazioni dell’acceleratore è un’altra delle migliorie apportate. Così equipaggiata, la nuova Rover-BRM può contare su una potenza di 123 CV a 63.500 giri/minuto e consuma 21 litri ogni 100 chilometri.

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