Jaguar XK, sorelle d’assalto

Sir Williams Lyons, leggendario fondatore della Jaguar, era solito dire che all’inizio degli Anni Cinquanta le sportive Jaguar, MG e Triumph erano state la “pattuglia di punta” che a aveva aperto il mercato nordamericano alle Case estere. Ai quei tempi perfino le VW si vendevano male Oltre Atlantico ed il locale distributore Jaguar della costa orientale, che era anche l’unico rappresentante della Casa tedesca negli USA, accettava – per quanto oggi possa sembrare incredibile – dai concessionari la prenotazione di una Jaguar XK solo se accompagnata da quella di due Maggiolini! La spider inglese era un’automobile che faceva storia a sé.

Anteprima al Salone di Londra del 1948

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Bastava guardare la sua carrozzeria bassa ed allungata, dominata da un interminabile cofano ai lati del quale i fari sporgevano in avanti come per illuminare meglio la strada e da sinuose fiancate che avvolgevano le ruote a raggi da 16 pollici. Così del resto l’affascinante Jaguar XK 120 si era presentata per la prima volta ai visitatori del Salone di Londra del 1948. Per la cronaca XK era la sigla del nuovo 6 cilindri in linea bialbero e 120 la velocità massima raggiungibile: 120 miglia orarie (192,500 km/h), una velocità concepibile all’epoca solo per pochi guidatori esperti e per rari modelli di automobile, per lo più da corsa.

Al di là dell’indubbia attrazione estetica la Jaguar XK 120 non presentava però contenuti tecnici rivoluzionari. I motori bialbero, le sospensioni anteriori indipendenti, i freni idraulici, il cambio con 3 delle 4 marce sincronizzate, l’attenzione per l’aerodinamica non erano certo novità assolute. Mai però queste soluzioni tecniche erano state proposte tutte insieme su un’automobile prodotta in serie in Gran Bretagna. E nessuno al mondo poteva immaginare di poter trovare tutto questo in un’automobile che costava meno di 1.000 Sterline. Di qui un’accoglienza a dir poco trionfale da parte del pubblico di tutto il mondo.

Proprio per questo motivo, dopo aver costruito fino al 20 Aprile 1950 un primo lotto di 240 cabriolet con carrozzeria in alluminio realizzata a mano, la Casa inglese per tenere il passo con la crescente domanda della clientela decise di passare a sistemi di produzione più rapidi che comportavano la realizzazione di carrozzerie in acciaio stampato. L’inevitabile aumento di peso fu contenuto in una cinquantina di chili.

Le sorelle

Nel 1954 la XK 120, la cui gamma nel frattempo si era arricchita di una versione coupè, fu sostituita dalla XK 140 dotata non solo di una carrozzeria leggermente più ampia (era prevista anche una versione a 2+2 “teorici” posti), ma anche di overdrive, servofreno e soprattutto di un motore potenziato. I clienti potevano scegliere tra un propulsore standard a due carburatori da 190 CV e la versione SE da 220 CV a 3 carburatori.

Nel 1957 arrivò il modello XK 150 che proponeva i freni a disco sulle quattro ruote (che tanta parte avevano avuto nei primi successi Jaguar alla 24 Ore di Le Mans) ed un’ampia gamma di propulsori, il più potente dei quali era un 6 cilindri di 3.871 cc da 265 CV. La produzione delle Jaguar XK cessò nel 1961 dopo 28.891 esemplari prodotti molti dei quali esportati ed un’enorme popolarità.

Vittorie sportive

Il successo commerciale delle Jaguar XK e la crescente notorietà di cui fu in quel periodo protagonista la Casa inglese non sono legati soltanto agli evidenti contenuti di prodotto di queste sportive, ma anche alle numerose vittorie ottenute da questo modello e dalle automobili da corsa da esso derivate. Le Jaguar XK non si imposero solo in molti rally, ma fornirono anche i motori alle Type C e Type D che dal 1950 al 1957 conquistarono 5 vittorie assolute alla 24 Ore di Le Mans.

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