Opel ovvero MAXX”ima” flessibilità

30 anni fa Opel presentava a Ginevra il prototipo MAXX. Uno studio innovativo sul futuro della mobilità. Continua adattabilità con la modularità del progetto.

Trenta anni fa, al Salone di Ginevra del Marzo 1995, Opel esponeva con il prototipo MAXX un nuovo concetto di automobile che avrebbe permesso ad ogni acquirente di scegliere facilmente l’aspetto, l’equipaggiamento e le dimensioni che desiderava per il suo veicolo. E soprattutto l’aspetto poteva essere adattato al mutare delle esigenze e dello stile di vita del suo proprietario. Un futuribile veicolo da città la cui versione base non avrebbe superato i 3 metri di lunghezza, sviluppato tenendo conto dei giudizi e delle osservazioni della potenziale clientela.

Anzichè con le tradizionali lamiere d’acciaio, la carrozzeria di Opel MAXX era realizzata in elementi d’alluminio, simili a quelli utilizzati nell’industria aeronautica. Essendo sagomato infatti per iniezione, questo materiale avrebbe permesso di produrre molto facilmente forme e dimensioni differenti. Nel caso specifico, queste sezioni erano saldate fra loro in modo di formare una specie di gabbia che in parte evidenziava e comprendeva gli esterni e gli interni del veicolo.

Struttura in alluminio per una maggiore flessibilità d’uso

Questo fatto non solo forniva un livello ottimale di sicurezza, ma anche la base di una costruzione modulare che era la chiave dell’idea di Opel MAXX: una cabriolet, un pick-up, un fuoristrada, un furgoncino oppure una specie di taxi avrebbero potuto essere costruiti partendo dalla stessa piattaforma. A questo punto stava solo al cliente decidere, al momento dell’acquisto, quale tipo di veicolo desiderava. Pur non potendo intervenire sulle dimensioni, il cliente avrebbe comunque potuto modificare l’aspetto esterno e l’allestimento interno, anche dopo la consegna del l veicolo gli sarà stato consegnato dalla concessionaria.

Interni flessibili

La compatta versione a 2 porte di Opel MAXX (lunga 2.975 mm, larga 1.575 mm, alta 1.575 mm) era già di per sè molto spaziosa al suo interno. Nondimeno, se l’utente avesse desiderato disporre di maggior spazio per i bagagli, avrebbe potuto orientarsi per una soluzione a 2 soli posti con una capacità di carico analoga a quella della IOpel Astra Station Wagon dell’epoca. I 4 posti erano facilmente ricuperabili fissando un divanetto posteriore alla struttura in alluminio. Il supporto della plancia porta-strumenti era una sezione d’alluminio a forma di “C” sulla quale si sarebbero potuti sistemare, anche dopo la consegna del veicolo, strumenti analogici e digitali, nonchè accessori come il climatizzatore, l’impianto stereo, il telefono oppure l’airbag lato passeggero.

Sicurezza in primo piano

Durante lo sviluppo di Opel MAXX, la sicurezza era stata tenuta in considerazione almeno quanto la versatilità Oltre alla robusta struttura in alluminio, anche l’airbag lato guida e l’anti-bloccaggio delle ruote in frenata facevano parte integrante della dotazione del veicolo. Lo stesso dicasi per il serbatoio della benzina della capacità di 35 litri, sistemato davanti alle ruote posteriori, per la struttura posteriore in alluminio e per quella anteriore a deformazione programmata.

Un altro importante obiettivo dei progettisti era stata la compatibilità ambientale. Infatti l’alluminio non solo è facilmente riciclabile, ma permette anche di contenere il peso (la MAXX pesava solo 600 kg), cosa che si sarebbe tradotta in un ulteriore risparmio energetico. All’epoca Opel prevedeva per il consumo medio un valore con il numero “3” prima dei decimali.

A questo risultato si era arrivati con motori concepiti come parte integrante del progetto di studio e costruendo un veicolo molto leggero. La piattaforma di base era studiata per accogliere propulsori differenti: il programma originale prevedeva motori a 3 e 4 cilindri con distribuzione a 4 valvole e potenze che andavano da 30 CV (22 kW) a 50 CV (37 kW).

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