Quando FIRE non vuol dire fuoco

Nel 1985 FIAT presentava il motore FIRE.

FIRE (Fully Integrated Rotized Engine) è un motore a 4 cilindri in linea con distribuzione monoalbero a 8 valvole oppure bialbero a 16 valvole, progettato a Torino in joint-venture con il gruppo PSA e prodotto dal 1985 da Fiat Auto. L’ultimo esemplare dell’originale FIRE 1.300-V8 aspirato è stato prodotto nell’impianto di Termoli il 16 Giugno 2025, cedendo definitivamente il posto alla famiglia di motori benzina FireFly. Altre versioni del motore, come il 1.400 a 8 e 16 valvole, sono ancora in produzione, così come le versioni destinate ai mercati sudamericani dove FIRE è utilizzato da alcune autovetture che vengono prodotte localmente. A loro volta, 40 anni fa, i motori FIRE avevano iniziato rimpiazzare gli ormai superati Serie 100 ad aste e bilancieri e debuttarono sulla Autobianchi Y10 prima serie, erede della A112.

Il FIRE era più semplice, affidabile e meno costoso dei propulsori precedenti: consumava il 15% in meno rispetto al motore da 903 cc della Serie 100 a parità di prestazioni. I motivi principali erano i minori attriti interni per via della qualità delle lavorazioni ed il minor numero di componenti in movimento: tutto ciò avev portato all’ottimizzazione della combustione, per la prima volta studiata e perfezionata in un motore di piccola cilindrata. Questo permise di andare su soluzioni di combustione magra con rapporto stechiometrico superiore al rapporto canonico di 14,7:1.

La filosofia costruttiva lasciava il basamento in ghisa e la testa in lega leggera, ma lo studio strutturale con l’ausilio dei sistemi CAD/CAE permise di ottenere una fusione a pareti sottili e ricavare un peso totale del motore di soli 69 kg contro i 78 kg del 903, che pure seguiva la stessa filosofia costruttiva del monoblocco in ghisa e testa in alluminio. Un altro vantaggio dei motori FIRE era che anche in caso di rottura della cinghia di distribuzione non si riportava nessun danno né alle valvole né al pistone, perché l’apertura massima delle valvole faceva in modo che, comunque, non raggiungessero il cielo del pistone, quando questo era al suo PMS (punto morto superiore).

La prima versione aveva una cilindrata di 999 cc, un asse a camme in testa e l’accensione elettronica che riduceva drasticamente gli interventi di manutenzione. Lo spinterogeno calettato direttamente sull’asse a camme avea permesso di eliminare i rinvii a vantaggio di leggerezza, semplicità progettuale e realizzazione: i tempi necessari per assemblare un motore FIRE scesero a 2 ore contro le 4 necessarie per il predecessore. La pompa dell’olio direttamente inserita sull’albero a gomiti seguiva la stessa filosofia dello spinterogeno. Nel 1985 fu montato prima sulla Autobianchi Y10 e subito dopo sulla Fiat Uno 45.

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