Quella Volkswagen strangolata nella culla

La difficile ricerca di un’erede del Maggiolino.

Negli Anni Sessanta Heinz Nordhoff, direttore generale della Volkswagen dal 1946 sino al 1968, anno della sua morte, da molto tempo era impegnato insieme ai vertici VW ed ai progettisti nella difficile ricerca di un’erede del Maggiolino che si vendeva ancora bene, ma che cominciava ad accusare il peso degli anni.

Con la sua scomparsa il compito passò nelle mani del suo successore, Kurt Lotz. In quel periodo lo studio Porsche aveva realizzato un prototipo, denominato EA 266 (le lettere EA stanno per “ordine di sviluppo”). L’obiettivo dei progettisti era quello di realizzare una vettura spaziosa, veloce, comoda e sicura. Si decise quindi di partire da zero, senza utilizzare componenti esistenti.

Per la messa a punto della parte meccanica furono utilizzate delle Opel Kadett camuffate. La EA 266 aveva un motore a 4 cilindri raffreddato ad acqua era – collocato in posizione centrale, sotto il sedile posteriore.-. di 1.588 cc da 100 CV, sufficienti per spingere l’auto fino a ben 190 km/h. Lunga circa 4 metri, aveva una linea a due volumi e due bagagliai, uno nel cofano anteriore e l’altro dietro al sedile posteriore accessibile tramite un comodo portellone.

Purtroppo però le soluzioni tecniche individuate dai tecnici della Porsche rendevano la EA 266 estremamente complessa e costosa da produrre. Anche la manutenzione era un problema: ad esempio, l’astina per il controllo del lubrificante, collocata nel bagagliaio, era lunga più di un metro! Inoltre la posizione del motore rendeva la vettura molto rumorosa e faceva surriscaldare l’abitacolo, compromettendo il comfort dei passeggeri seduti dietro.

A partire dal 1966 si era arrivati a produrre una cinquantina di prototipi, utilizzati per i collaudi, ma, nel 1969, quando i test erano stati completati e si era a un passo dall’attrezzare le linee di produzione, giunse improvvisa la decisione di sospendere il progetto. Considerazioni di praticità e di economicità avevano prevalso su una tecnica che era decisamente all’avanguardia per quell’epoca.  48 prototipi furono distrutti schiacciandoli con un carro armato Leopard e soltanto due si salvarono da questa brutta fine ed uno di essi si trova attualmente al museo Volkswagen. La Golf, la vera erede del Maggiolino, era ancora lontana…

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