Il presidente, la stampa, il Maggiolino.
Negli Anni ‘60 i rapporti tra Heinrich #Nordhoff, numero uno della Volkswagen, in carica dal 1946, ed i giornalisti tedeschi dell’automobile non erano proprio idilliaci.
Al giornalista di turno che periodicamente gli poneva sempre la stessa domanda ovvero se si stesse pensando ad un’erede del mitico #Maggiolino sulla breccia da vent’anni, rispondeva pazientemente sempre nello stesso identico modo: che sì, ci stavano pensando, ma che erano contrari al cambiamento fine a sè stesso e che per il momento preferivano continuare a lavorare per migliorare il Maggiolino. Una filosofia riassunta nella famosa frase: “non lo cambieremo per farlo apparire diverso, lo cambieremo per farlo funzionare meglio”.
In pratica, Nordhoff continuava a difendere il Maggiolino con ammirevole ostinazione. La difesa era più che legittima, dal momento che la vettura continuava ad essere un successo mondiale. Così facendo però Nordhoff attirava su di sé le critiche di chi lo accusava di non pensare al futuro della Volkswagen, perché prima o poi, il problema si sarebbe posto in tutta la sua gravità.
Alla fine una volta Nordhoff perse le staffe. Fu, come abbiamo detto, all’inizio degli Anni ‘60. L’industria tedesca dell’automobile viveva un periodo di crisi ed un esponente politico tedesco di primo piano, Franz Joseph #Strauss, accusò apertamente Nordhoff di starsene con le mani in mano.
Per tutta risposta Nordhoff rese pubbliche le immagini dei numerosi prototipi e modelli di stile che erano stati sviluppati come possibili eredi del Maggiolino. Su alcuni di essi aveva lavorato anche la matita di #Pininfarina. Erano il frutto di progetti che erano stati portati avanti in qualche caso fino alla preserie, ma che per una ragione o per l’altra erano stati bocciati da Nordhoff stesso.

I prototipi erano stati quindi usati come vetture di servizio all’interno degli stabilimenti od accantonati nel “mausoleo”. Così era chiamato il capannone nel quale si conservavano i modelli mai entrati in produzione.
Nordhoff voleva dimostrare a tutti che il problema di dare un erede al Maggiolino era tenuto in debita considerazione e che Volkswagen non stava affatto dormendo. In realtà ottenne l’effetto opposto. Lo show di prototipi infatti si rivelò poco convincente e finì con l’alimentare critiche ancor più feroci. Si sprecarono commenti del genere su auto brutte, poco funzionali, rimedi peggiori del male e così via.
Nordhoff si incavolò di brutto, ma passato il classico travaso di bile, prese atto della realtà e, dopo avere visitato il centro ricerche della #General Motors negli USA, decise che anche la Volkswagen doveva avere un proprio centro ricerche, completo di pista prova, all’avanguardia in Europa. Ma la strada, per lui e per la Volkswagen, sarebbe rimasta in salita ancora per molto tempo…
