Un modello di successo supportato da uno che divenne un tormentone.
Quaranta anni fa, nel 1985, entrava in produzione l’Autobianchi Y10 (tipo 156), nome che deriva dal suo codice interno di progetto, secondo la nomenclatura in uso al tempo utilizzata per i modelli Lancia cui il marchio Autobianchi era integrato dal 1969.
La Y10 fece sua prima apparizione ufficiale in occasione del 55° Salone Ginevra con il compito di affiancare la A112 (che sarebbe rimasta in produzione fino a quasi la fine del 1986, presente da quindici anni con successo nel sottosegmento di mercato delle piccole 3 porte premium. Il nuovo modello era infatti un’utilitaria innovativa dal design accattivante che si distingueva per la sua forma “strana” per via della parte posteriore praticamente assente.

Efficacemente supportata, a partire dal 1987, da uno degli spot più iconici e memorabili della storia della pubblicità italiana imperniato sul claim “Piace alla gente che piace”, la Y10 era proposta accanto a personaggi del mondo dello spettacolo e dello sport.
La Y10 è stata l’ultimo modello prodotto nello storico stabilimento Autobianchi di Desio, fino alla chiusura di quest’ultimo avvenuta nel 1992. È stata anche l’ultima automobile commercializzata con il marchio Autobianchi, utilizzato in Italia per tutta la sua carriera, mentre nei mercati esteri invece è stata venduta prevalentemente sotto il marchio Lancia.

La Y10 era basata sulla piattaforma della Panda dell’epoca e di conseguenza ricalcava la disposizione dei principali organi meccanici della maggioranza delle vetture utilitarie della sua epoca: trazione anteriore, motore anteriore trasversale con cambio in linea, freni a disco all’avantreno ed a tamburo dietro, sospensioni anteriori a ruote indipendenti McPherson e braccio a terra negativo; al retrotreno adottava invece uno schema inedito che la differenziava dalla FIAT Panda, quanto meno dalla prima serie in produzione in quel momento. Pur rimanendo ad assale rigido, quello della Y10 si distingueva per l’originale struttura detta “ad omega”, per via della forma arcuata del braccio tubolare che collega le ruote, ancorato alla scocca da un giunto centrale e da due puntoni longitudinali; la presenza di questi ultimi è legata anche al cambiamento degli elementi elastici, costituiti da molle elicoidali in luogo delle più antiquate balestre utilizzate sulla Panda.
Rispetto alla FIAT Panda, la Y10 si poneva su un livello tecnicamente superiore, sottolineato dall’adozione di motori esclusivamente a 4 cilindri, cambio a 5 rapporti e servofreno. Proprio a sottolineare i contenuti tecnici avanzati del nuovo modello, la Y10 scelta per portare al debutto il motore FIRE (Fully Integrated Robotized Engine), novità in campo motoristico di Fiat Auto e capostipite di una famiglia di propulsori chiave all’interno del gruppo.
La prima serie della Y10 fu prodotta dal 1985 al 1992 in 667.429 esemplari, la seconda dal 1992 al 1996 in 942.741.
