Costruita su licenza con motori a benzina e Diesel.
Il 4 Aprile 1960 in via Mariano Stabile, a Palermo, fu fondata Willys Mediterranea (poi IAF) che, in accordo con la Casa madre americana, voleva produrre in licenza la Jeep. La società era paritetica: 49,5% Regione Siciliana, 49,5% Willys Motors Inc. (poi Kaiser Jeep Co., Toledo, USA) e l’1% alla piccola OMSSA (Officine Meccaniche Siciliane Società Anonima) che dovrà costruirla in uno stabilimento a Carini (circa 3.000 pezzi l’anno previsti). In questo modo la maggioranza era in terra “sicula” per evitare “ripensamenti pericolosi” da parte americana. Le poche documentazioni esistenti riportano che da parte della Willys non furono versate quote in denaro, ma l’ammontare relativo sotto forma di licenza e brevetti.
Sfruttava tutte le componenti americane con qualche pezzo italiano, con l’obiettivo di produrre più avanti tutti i pezzi in Sicilia (tranne il motore, da sempre parte molto costosa da progettare e produrre in proprio). Perché farla in Sicilia anziché importarle già pronte? In primo luogo perché così si aggiravano gli alti dazi presenti allora che gravavano fino al 46% sul costo, proponendola come vettura prodotta in Italia con pezzi esteri, ed in secondo luogo per il grande apprezzamento anche simbolico che riscuoteva presso la gente quale “mezzo liberatore”, con il piacere che venissero fatto nel proprio paese (quasi una stretta di mano industriale fra le due nazioni). In ogni caso attraverso la stessa società era possibile ordinare il modello Made in USA per chi lo volesse “original”.

Nel Maggio 1963 l’auto fu presentata alla Fiera del Mediterraneo in due esemplari: uno era in versione “corta” (CJ-5 con 4 posti) e l’altro “lunga” (CJ-6 con 6 posti), disponibili in versione aperta e chiusa, sia Diesel che benzina. Questi erano precisamente un 4 cilindri benzina Willys Hurricane da 2.199 cc per 72 CV ed un Diesel Perkins di origine inglese da 3.151 cc e 62 CV (98 km/h per il benzina e 74 km/h per il diesel) con un consumo rispettivamente di 14 litri/100 km e 12 litri/100 km. I prezzi variavano in base a versione, motorizzazione ed optional da 1.850.000 Lire a 2.256.000 Lire.
In generale in prezzo e le prestazioni erano accettabili per il tipo di mezzo. Aveva anche tanti optional che in effetti la rendevano inarrestabile tra verricello e balestre rinforzate. Nello stand era però curiosamente presente anche una CJ-5 attrezzata per il lavoro nei campi. Ebbene si, perché l’auto in realtà fu lanciata come “moto-agricola” ovvero alternativa leggera al trattore per permettere di ripartire dal cruciale, nell’isola, lavoro nei campi (nello stand erano circondate da vasi di fiori ed attrezzi da giardino). Quindi più un mezzo da lavoro che di “svago”.
La Mediterranea era sostanzialmente identica a quella americana, tranne che per la mascherina anteriore, con le iconiche “sette feritoie” ora più strette, i due fari ridotti di origine Fiat (per le omologazioni italiane) e quelli di posizione sopra i parafanghi. Ma fu proprio la Fiat a rappresentare forse il problema più grosso, che poco tempo lanciò la Campagnola a prezzi più competitivi. Ma questa è un’altra storia… Comunque la Jeep “made in Palermo” andò avanti fino al 1964.
