La grande azienda statunitense ha celebrato un secolo di attività.
Il 6 Giugno scorso Chrysler – una delle “Tre grandi” industria automobilistica statunitense – ha festeggiato i suoi primi 100 anni dalla sua fondazione avvenuta a Highland Park, un sobborgo di Detroit per opera di Walter #Chrysler che l’anno precedente aveva presentato la Chrysler B-70, prima auto a portare il suo nome.
Una delle Chrysler più note dei primi Anni Trenta fu la #Airflow, presentata il 27 Marzo 1933 all’esposizione A Century of Progress 1833-1933 di Chicago, una vettura di classe media, dal design d’avanguardia che rappresenta ancora oggi uno dei modelli più significativi nella storia dell’automobile per avere introdotto la progettazione aerodinamica nella costruzione delle auto di serie. La Airflow fu capostipite stilistica di modelli come la Imperial, la cui terza serie fu prodotta fra il 1934 e il 1936, e di modelli dalla linea più convenzionale (specie per quanto riguardava i sottomarchi Plymouth e DeSoto).
Dopo il secondo conflitto mondiale furono realizzati modelli famosi come la Chrysler 300 degli Anni Cinquanta e Sessanta, capostipite a sua volta di una lunga serie di lussuose ammiraglie come la Chrysler 300 M e poi la 300 C del 2005 o come la Chrysler Windsor. In questo periodo, Chrysler sviluppò nuovi motori a testata emisferica, denominati appunto HEMI, che avrebbero equipaggiato non solo alcune vetture della produzione degli Anni Cinquanta, ma anche alcune vetture sportive degli Anni Sessanta che sarebbero entrate ben presto nel cuore degli appassionati, come la Plymouth Hemi Cuda e la Dodge #Charger.
Con la fondazione di Chrysler-Europe alcune vetture prodotte da Case automobilistiche come Simca, Talbot, Hillman (nel frattempo acquisite da Chrysler Group) e da altri marchi furono griffate Chrysler per alcuni mercati europei, ma il marchio Chrysler non riuscì a emergere nel Vecchio Continente. Anche negli Stati Uniti la situazione non era delle più rosee: già nei primi Anni Settanta la crisi petrolifera aveva tagliato gran parte della produzione. Inoltre, i bassi volumi di vendita portarono la Casa sull’orlo della bancarotta.
Il contributo di Lee Iacocca
A salvare le sorti della Chrysler ci pensò Lee Iacocca. Con l’introduzione di nuove strategie di mercato e di nuovi modelli di nicchia, come l’introduzione delle prime monovolume, la Chrysler tornò a riscuotere grandi consensi. Nel 1986 al Salone di Los Angeles fu presentato un nuovo modello frutto della collaborazione con la #Maserati, la Chrysler Turbo Convertible by Maserati. La produzione iniziò solo nel 1989 negli stabilimenti #Innocenti di Milano Lambrate e, complice la cattiva immagine di cui godeva Maserati in quel periodo, si rivelò un clamoroso flop, con sole 7.300 vetture prodotte fino al 1991, quando ne terminò la produzione.
Nei primi Anni Novanta la Chrysler tentò nuovamente di riapprodare in Europa, ma stavolta con maggior successo. Le sue monovolume ed i suoi fuoristrada riscossero molto più successo di quanto non fecero invece le sue vetture più convenzionali negli Anni Settanta. Tra i modelli di maggior successo degli Anni Novanta vi fu la Chrysler Voyager, una monovolume che si propose come concorrente diretta della Renault Espace. Di quegli anni fu anche la sportiva #Viper, venduta sia con marchio #Dodge che con marchio Chrysler, divenuta in breve tempo uno degli oggetti di desiderio degli appassionati di muscle-car americane.
L’ingresso nel gruppo Daimler-Benz
Nel 1998 Chrysler Group fu acquisito da Daimler-Benz per costituire la DaimlerChrysler AG. Questa unione, nata inizialmente come società gestita alla pari sia dal gruppo Chrysler che da Daimler-Benz, finì per evidenziare la predominanza della società tedesca che portò molta della sua componentistica per diversi modelli prodotti da Chrysler in seguito. Nel 2001 fu avviato un progetto di coupé che avesse il pianale in comune con la Mercedes-Benz SLK: da questo progetto nacque la #Chrysler Crossfire, proposta sia come coupé che come roadster. Nel frattempo prese il via anche la produzione di altri modelli significativi come la #300 M e l’originale #PTCruiser con la quale si intendeva rivisitare il design delle vetture d’anteguerra.
Nel 2007 Cerberus Capital Management e altri cento investitori acquisirono l’80% di Chrysler per 5,520 miliardi di Euro con l’intento di risanare l’azienda e farne il gruppo di punta del mercato nordamericano. Nel 2008 il piano fallì a causa della grave crisi finanziaria e industriale e del conseguente rallentamento senza precedenti dell’industria automobilistica negli Stati Uniti, nonché della successiva mancanza di capitali.
Da FIAT a Stellantis
Nel 2009 Chrysler Group entrò a fare parte di FIAT Group (successivamente nel 2014 la partecipazione azionaria fu conferita alla nuova società Fiat Chrysler Automobiles). In conseguenza di ciò, nel 2011, il marchio Chrysler fu coordinato per il mercato europeo con quello della Lancia e, a partire dallo stesso anno, fu ufficializzato il ritiro di Chrysler dai listini di vendita europei, con esclusione di Regno Unito e Irlanda. Contestualmente, nel Settembre dello stesso anno, i veicoli Lancia Delta e Ypsilon furono venduti nel Regno Unito ed in Irlanda a marchio Chrysler. Dal 16 Gennaio 2021 è parte di #Stellantis.
