Il volante, una storia di oltre 130 anni.
Fino a quando? Questo ancor nessun lo sa. All’inizio, guidare un’automobile era un’arte ruvida, quasi brutale. Nessun volante, nessuna rotondità tra le mani. Solo leve, manopole e maniglie da tirare con forza. Le prime automobili, come la #Benz Patent-Motorwagen del 1886, si manovravano con un timone verticale che sembrava più adatto a una barca che a una carrozza a motore. Serviva controllo, ma anche resistenza fisica. La guida non era una questione di comfort: era una sfida.
Poi arrivò lui: il volante. Un cerchio semplice, montato per la prima volta su una #Panhard & Levassor del 1894 durante la corsa Parigi-Rouen. A proporlo fu Alfred Vacheron. Da quel momento, cambiare direzione divenne più naturale, quasi istintivo. Ma il volante non era ancora il protagonista assoluto. Nei primi modelli, come la #Cadillac Model B del 1905, lo si trovava montato in posizione centrale. Era lì, tra il conducente e la macchina, quasi a sottolineare un rapporto ancora incerto tra uomo e macchina. L’idea non prese piede, e presto si spostò sulla sinistra, diventando il cuore pulsante dell’abitacolo.

Con gli anni, il volante si trasformò. Negli Anni ’20 e ’30, i diametri erano enormi: cerchi larghi e sottili, pensati per dare leva su auto pesanti senza servosterzo. Prendiamo ad esempio la #Bugatti Type 35 del 1924: volante grande, in legno con tre razze metalliche. Era bello da vedere, ma anche faticoso da usare. Il vero cambiamento arrivò nel dopoguerra, con l’introduzione del servosterzo sulla #Chrysler Imperial del 1951. Il volante poté così ridursi di dimensioni, diventare più maneggevole e comodo.
Rivoluzione stilistica
Negli Anni ’60 e ’70 iniziò la rivoluzione dello stile. Il volante non era più solo uno strumento: diventava un oggetto di design. Alcuni erano minimalisti, altri opulenti. La #Lamborghini Miura del 1966 ne aveva uno sottile, elegante, pensato per mani sicure e veloci. Negli Anni ’80, con modelli come la #Ferrari 288 GTO del 1984, l’impugnatura si ispessisce, si modella per adattarsi meglio ai palmi del guidatore. Arriva il rivestimento in pelle, la cucitura a vista, il logo fiero al centro.
Negli Anni 2000, con l’elettronica che entra prepotente in auto, il volante diventa un centro comandi. La #BMW Serie 7 del 2002 introduce comandi multifunzione, mentre la #Tesla Model S del 2012 reimmagina il concetto stesso di plancia. Il volante comincia a perdere il suo ruolo esclusivo di guida: ora controlla media, navigazione, perfino la guida assistita.

Il futuro è qui
E poi, arriva il futuro. O meglio, è già qui. Auto come la #Mercedes-Benz EQS del 2021 o la #Waymo One non hanno più bisogno del volante. La guida autonoma promette un mondo in cui l’auto guida da sola, dove il volante scompare, nascosto o del tutto eliminato. Nelle concept car più estreme – come la #Cadillac InnerSpace Concept del 2022 – non c’è più traccia del cerchio tra le mani. Solo sedili, schermi, e silenzio.
Ma chi ama davvero guidare, sente qualcosa mancare. Quel gesto semplice di afferrare il volante, di percepirne il feedback, di capire l’asfalto attraverso la vibrazione di un cerchio d’alluminio o di pelle. Non è solo uno strumento: è il punto di contatto più intimo tra l’uomo e la macchina. Chi ha stretto il volante di una #Porsche 911 Carrera RS del 1973 lo sa: togliere il volante è togliere un pezzo d’anima all’auto.
La parola agli esperti
«Ogni volante racconta una storia: mani che hanno sfidato la velocità, menti che hanno cercato il limite. Collezionarli è come custodire l’anima della corsa» diceva #Daniele Amaduzzi, fotografo e appassionato di motorsport. «Sono più di 100 i volanti di F1 che ha raccolto in oltre 20 anni, autografati da leggende come Ayrton Senna, Prost e Schumacher. Oggi tutti custoditi dal #MuseoNicolis di Villafranca di Verona». C’è poi anche chi ha invece reso il volante un testimone vivo delle imprese e dei drammi vissuti in pista, come ha fatto #Antonio Tomaini, ingegnere di pista Ferrari, nel suo libro Non ti guiderò mai. «Quel volante, a ogni gara, sembrava raccogliere la rabbia, la gioia, la disperazione di Gilles» racconta Tomaini, restituendo l’immagine di un oggetto che si fa memoria viva delle emozioni di un pilota leggendario.
Forse, un giorno, il volante diventerà un optional per nostalgici. Un accessorio vintage. Ma finché ci sarà qualcuno che vorrà sentire la strada sotto le dita, il volante continuerà a esistere, anche solo nei ricordi.
