Laubfrosch e 5 CV: troppo simili ?

Oggi Opel e Citroen appartengono allo stesso gruppo Stellantis, ma un secolo fa erano agguerrite concorrenti. Tanto concorrenti che nella prima metà degli Anni ’20 del XX Secolo, la Casa del Doppio Chevron fece addirittura causa a quella del Blitz. Il termine del contendere era il modello 4/12 HP, probabilmente più nota con il soprannome “Laubfrosch” (rana in tedesco), che i francesi trovavano molto – forse troppo – simile alla loro 5 CV.

Facciamo un passo indietro. L’inflazione successiva alla Prima Guerra Mondiale aveva portato alla completa interruzione dell’attività lavorativa. Nell’Agosto del 1923 i fratelli Opel si sedettero pertanto attorno ad un tavolo con i loro tecnici e commercianti per discutere sul futuro dell’azienda. Fritz Opel rappresentava la posizione più radicale: voleva eliminare del tutto la rosa delle offerte ormai superate e sostituirla con la produzione di una nuova piccola utilitaria che introducesse la catena di montaggio anche a Ruesselsheim come aveva visto fare negli stabilimenti dei grandi costruttori nordamericani. L’opposizione però si rivelò più forte del previsto. Non era stata proprio l'”accuratezza della lavorazione” quasi il marchio di fabbrica della Opel? E poi chi avrebbe mai comperato veicoli usciti dalle catene di montaggio?

Fritz Opel però non mollava. Andrè Citroen non aveva forse dimostrato con la sua 5 CV che anche in Europa era cominciata l’epoca della produzione a catena? In un momento in cui, in America, l’automobile era diventata un mezzo di trasporto di massa, Opel aveva la possibilità di diventare la più grande fabbrica tedesca di automobili di serie. La fine dei vecchi metodi produttivi era prossima e ci sarebbe voluto ancora molto tempo prima che la gente avrebbe potuto permettersi di comperare i modelli di lusso che venivano prodotti in pochi esemplari. L’opposizione fu notevole, ma alla fine di quel giorno di Agosto più di cento anni fa si arrivò ad una decisione storica: Opel avrebbe costruito, in catena di montaggio, un solo modello, più piccolo, invece dei molti prodotti fino a quel momento. Fritz von Opel l’aveva avuta vinta.

Non ci vuole molta fantasia per capire la tensione che regnava in fabbrica: “Tutto o niente” era la parola d’ordine del momento. Mentre gli ingegneri progettavano la nuova Opel 4/12 HP, i vecchi impianti furono smontati e sostituiti. Inoltre le informazioni presero a viaggiare rapidamente fra le unità produttive e gli studi dei progettisti: bisognava infatti che i vari pezzi, oltre che razionali ed a buon mercato, si trovassero sulla catena di montaggio al momento giusto e nel punto giusto. Oggigiorno tutto questo ci sembra ovvio, ma allora doveva essere ancora tutto provato, sviluppato e collaudato.

Opel aveva però un grande vantaggio: grazie ad una previdente politica finanziaria, gran parte dei proventi delle esportazioni era stata lasciata all’estero, in Dollari, presso banche olandesi ed americane. Questo permise alla Casa tedesca di cominciare a comperare con questi depositi esteri le attrezzature meccaniche più moderne d’America.

L’idea dei fratelli Opel si basava sull’osservazione che qualsiasi capitale in banca rendeva poco o niente, mentre una buona macchina non perdeva il suo valore neanche nei periodi più neri. Fu così che, al cessare dell’inflazione, gli Opel si trovarono a disporre del più moderno parco di attrezzature meccaniche dell’industria automobilistica tedesca. Se a ciò si aggiungeva la prima automobile costruita “a catena”, gli Opel apparivano pressochè imbattibili.

Gli animi erano tuttavia molto tesi. La vettura, che sarebbe stata prodotta nella più moderna fabbrica tedesca, doveva essere allo stesso tempo robusta ed elegante, avere una tecnica semplice ma d’avanguardia, essere adatta alla produzione in serie pur essendo esteticamente moderna ed attraente: insomma l’automobile ideale. Fu così realizzato un 4 cilindri in linea di 951 cc con valvole laterali e testata avvitabile. La potenza di 12 CV a 2.200 giri/minuto arrivava, tramite una frizione a secco, al cambio a 3 marce e poi, per mezzo di albero cardanico, all’assale posteriore. L’automobile, una 2 posti, pesava 560 kg, aveva una capote in tela gommata e raggiungeva una velocità di 60 km/h. Per il suo colore verde, l’unico nel quale era disponibile, la Opel 4/12 HP fu presto soprannominata “Laubfrosch”, cioè rana. Il prezzo di 4.500 Marchi ed il consumo di 5 litri ogni 100 chilometri corrispondevano esattamente alle aspettative della clientela.

Progettando questo modello, a Ruesselsheim avevano fatto indubbiamente tesoro dell’esperienza della 5 CV che Citroen costruiva già in catena di montaggio al ritmo di 250 esemplari al giorno. La cosa naturalmente dispiacque alla Casa francese che citò in giudizio Opel per plagio ed era a tal punto convinta delle sue ragioni che Andrè Citroen non esitò a versare i 100.000 Marchi di cauzione richiesti. «La “Laubfrosch”» diceva nella denuncia «è una copia evidente della 5 CV e la sua produzione e vendita deve cessare». Citroen chiedeva inoltre un risarcimento danni per il periodo di produzione ed i due anni successivi.

La denuncia fu respinta in due istanze. La Casa di Ruesselsheim potè infatti dimostrare che «la carrozzeria torpedo era stata sviluppata dalla Opel e da altri costruttori prima della 5 CV e che la Opel non aveva fatto altro che una scelta fra i prodotti generalmente più conosciuti di tutte le più moderne industrie automobilistiche». Quando la Citroen argomentò ancora che «il cliente provveduto avrebbe potuto essere tratto in inganno dalla somiglianza della forma» il tribunale di Berlino rispose che «tutti sanno benissimo che una Citroen è sempre verniciata di giallo ed una Opel di verde, così da escludere ogni malinteso

I processi si protrassero fino all’Estate del 1927. Nel frattempo la Opel 4/12 HP a 2 posti era già diventata un successo nel giro di pochi mesi e la Opel cominciò ad ampliare il numero delle versioni disponibili. Nel Dicembre 1924 uscì una “Laubfrosch” dotata di un motore più grande e potente: grazie alla cilindrata maggiorata a 1.016 cc, il piccolo 4 cilindri sviluppava 14 CV a 2.600 giri/minuto che permettevano alla vettura di raggiungere i 70 km/h. Questo motore venne adottato su tre versioni diverse: una 3 posti scoperta, una berlina chiusa ed un furgoncino.

La produzione a catena di montaggio consentì alla Opel di ridurre il prezzo della “Laubfrosch” da 4.500 a 4.000 Marchi. In questo modo Opel non solo era diventata la protagonista del segmento delle utilitarie, ma si era anche piazzata tanto stabilmente sul mercato che, quando nel 1925 scoppiò la “grande epidemia” dei costruttori d’automobili, non corse alcun pericolo. Mentre circa un terzo dei produttori dovette dichiarare fallimento, la Casa di Ruesselsheim immatricolava un numero sempre maggiore di automobili

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