Nel 1996 Porsche esponeva in anteprima la spider destinata a diventare il modello d’ingresso della sua gamma al di sotto della serie 993 della 911.
Trenta anni fa, il 7 Marzo 1996, alla 66esima edizione del Salone di Ginevra, Porsche esponeva in anteprima la prima generazione della Boxster (codice 986), una spider a motore posteriore centrale che si collocava come modello d’ingresso della gamma Porsche.
L’idea di questa sportiva essenziale ed aerodinamica che ricorda alcuni modelli sportivi del passato della Casa di Stoccarda come la 550 risale al 1991 quando Horst Marchart, all’epoca responsabile del settore Ricerca & Sviluppo, ritenne che fosse arrivato il momento di realizzare una vettura di questo tipo che condividesse il maggior numero possibile di componenti con la futura serie 996 della 911. L’operazione partì all’inizio dell’anno seguente quando l’amministratore delegato Arno Bohn cancellò il progetto di una berlina a 4 porte (989) e confermò invece l’investimento per la realizzazione di una spider in linea con la storia della Porsche sviluppato da Harm Lagaay sulla base del modello realizzato dallo statunitense Grant Larson. Il prototipo senza motore e componenti meccaniche, esposto per la prima volta al Salone di Detroit del Gennaio 1993, è attualmente conservato presso il museo Porsche a Stoccarda.
Prima generazione (986)
La prima generazione della Boxster (progetto 986) – presentata, come detto, a Ginevra nel Marzo 1996 ed in produzione il 18 Agosto dello stesso anno – presentava numerose differenze estetiche rispetto al prototipo, specie all’esterno, nonché dimensioni e peso maggiori a causa dell’adeguamento alle normative in materia di sicurezza ed inquinamento nonchè all’aggiunta degli accessori indispensabili per l’omologazione stradale. In definitiva era una trentina di centimetri più lunga del prototipo a causa della maggiore capacità dei due bagagliai, indispensabile.
Prima Porsche con motore centrale raffreddato a liquido, la Boxster montava un 6 cilindri raffreddato ad acqua con 2 assi a camme per bancata e 4 valvole per cilindro di 2,5 litri che quattro anni dopo sarebbe stato maggiorato a 2,7 litri (220 CV) ed affiancato da un 3,2 litri da 252 CV per la versione Boxster S. In alternativa al cambio manuale a 5 marce era disponibile un cambio automatico sequenziale Tiptronic sempre a 5 marce.

Seconda generazione (987)
Nel 2005 la vettura fu oggetto di un profondo restyling estetico (evidenziato tra l’altro da nuovi fari tondi simili a quelli della 911) e meccanico nell’ambito del quale motori ricevettero la fasatura variabile Variocam e videro salire le loro potenze a 240 CV ed a 280 CV. Un ulteriore aggiornamento meccanico avvenne due anni dopo quando con l’adozione del sistema Variocam Plus le potenze salirono ulteriormente a 245 CV ed a 295 CV.
Per quanto riguarda la funzionalità è interessante sottolineare come il motore centrale permettesse di creare due vani porta-bagagli (uno anteriore ed uno posteriore) per una capacità di carico totale di 280 litri e che a capote semiautomatica (sgancio manuale e movimento elettrico) apribile anche con vettura in movimento sino a 50 km/h nel tempo massimo di 12 secondi.
La seconda serie della Boxster presentava innovazioni sull’80% delle sue componenti. Motorizzazioni a parte, aveva carreggiate più larghe e ruote di maggior diametro, nonchè sospensioni attive PASM che permettevano di variare la taratura degli ammortizzatori. Il cambio manuale a 6 marce era di serie sulla versione S ed a richiesta sulla base.
Il segreto del nome
La denominazione Boxster è la fusione di due termini, legati alle caratteristiche intrinseche della vettura: il motore boxer (ovvero a cilindri contrapposti) e la carrozzeria roadster. Da notare che si tratta del primo veicolo nella storia della Casa a non avere una denominazione numerica.
