Un milione di Opel prodotte nei primi 20 anni di attività

Nel 1940 Opel celebrava la prodizione della 40milionesima vettura. 125 milioni prodotte nel Secondo Dopoguerra. Primo sistema ibrido completamente bimodale.

Un milione di Opel prodotte nei primi 40 anni di attività in campo automobilistico e ad altre 125 milioni nei successivi 78 (dal 1947 al 2025). Un dato impressionante quest’ultimo che sottolinea una volta di più la trasformazione di cui è stata protagonista nel Secondo Dopoguerra l’industria automobilistica mondiale.

Nell’Ottobre 1940 la Casa tedesca dovette fermare le catene di montaggio della Olympia e della Kapitan dopo 1.003.585 automobili prodotte dal 1899. La produzione automobilistica sarebbe stata ripresa sette anni dopo, nel 1947.

La milionesima automobile Opel uscita dalle catene di montaggio era una Kapitan una grande berlina con motore a 6 cilindri che, come le contemporanee Olympia e Kadett, aveva una carrozzeria portante d’acciaio. In quei giorni si parlò per la prima volta anche di un tema che fino ad allora non era stato molto preso in molta considerazione, quello della sicurezza: “La cabina d’acciaio che avvolge gli occupanti ha una resistenza molto superiore a quella della costruzione tradizionale in cui carrozzeria e telaio sono separati e tenuti insieme solo da alcune viti” spiegavano soddisfatti i responsabili della Opel.

Capolavoro dell’industria tedesca

La Opel Kapitan era stata inoltre dotata di sospensioni anteriori indipendenti con barra stabilizzatrice, ammortizzatori idraulici, riscaldamento ad acqua con ventilatore elettrico e bocchette per il disappannamento del parabrezza: tutte cose che oggi sono assolutamente normali, ma che allora facevano sensazione. All’interno, sedili imbottiti, sedile anteriore regolabile e braccioli assicuravano un alto grado di comfort. Per la prima volta compariva un particolare sconosciuto: le “fessure per il suono” che, spiegava il prospetto pubblicitario dell’epoca, erano le “uscite” per la “fonte del suono”. Autoradio ed amplificatori avevano trovato posto sulla Opel Kapitan.

La stampa ne fu entusiasta. Il giornale di Kassel definì la Opel Kapitan “il capolavoro per eccellenza dell’industria automobilistica tedesca”. Quello di Lipsia, giocando con il nome “Kapitan”, salutò il nuovo modello con un “Signorsi, signor capitano!” e ne riassunse così le caratteristiche “un’automobile per ogni bisogno, per ogni sesso, per ogni paese”.

La clientela diede loro ragione: nei pochi mesi che mancavano allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale furono costruiti e venduti 25.374 veicoli a prezzi compresi fra i 3.575 Marchi (per la limousine a 2 porte) ed i 4.325 Marchi (per la cabriolet).

In quel decennio Opel era arrivata ad una tale quota di mercato che in occasione del Salone di Berlino l’azienda dichiarava a ragione: “Con più di 23 automobili e non meno di 45 autocarri leggeri e pesanti dimostriamo le nostre capacità: la Opel, dalla P4 alla Admiral, dal camion all’autotelaio extra-basso per qualsiasi tipo di sovrastruttura, appaga ogni desiderio, ad ogni prezzo e per ogni scopo…”.

Purtroppo la guerra che si avvicinava gettava già la sua ombra su un’impresa alla quale il partito al potere rendeva sempre più chiaro cosa significasse trovarsi dalla parte sbagliata. La burocrazia poteva allora esprimere la sua disapprovazione rendendo lungo lo svolgimento delle pratiche di vendita e di esportazione degli autoveicoli. Nel 1940 un alto impiegato della Opel riferiva che non meno di 240 uffici statali si immischiavano negli affari della ditta e che per l’esportazione di un solo veicolo era necessario presentare 54 richieste diverse, anche se i Nazionalsocialisti avevano urgente bisogno di valuta estera per finanziare la loro politica di armamenti.

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