60 anni fa, 19-20 Giugno 1965, Jochen Rindt e Masten Gregory portarono alla vittoria assoluta nella 24 Ore di Le Mans la Ferrari 250 LM della scuderia americana NART precedendo di 5 giri la vettura gemella di Pierre Dumay e di Gustave Gosselin iscritta dallo stesso pilota francese. La Ferrari sarebbe tornata al successo nella maratona della Sarthe dopo 58 anni con la doppietta del 2023-2024.
Il 1965 è stato delle vittorie a sorpresa nel Mondiale Costruttori. Mentre gli occhi degli appassionati erano concentrati sulla sfida Ferrari-Ford, ad aggiudicarsi le due principali corse della stagione furono due outsider: la ancora semisconosciuta Chaparral 2A in Florida e la Ferrari 250 LM in Francia iscritta dalla NART di Luigi Chinetti, importatore delle automobili del Cavallino negli Stati Uniti.

“Partiti senza grosse ambizioni nelle loro bellissime tute bianche e gialle della Goodyear, Masten Gregory e Jochen Rindt erano stati costretti a due fin troppo lunghe soste ai boxes: 8 minuti nel corso della seconda ora di gara e ben 15 poco prima della mezzanotte per la sostituzione delle pastiglie dei freni. Logico che nel cuore della notte le speranze fossero diminuite e non aumentate” scriveva 60 anni fa Adolfo Rossoni sulle pagine dell’allora quindicinale Autosprint. “Gregory e Rindt non si sono dati per persi: hanno continuato con coraggio e dedizione la loro corsa trovando alla fin fine un premio generoso e meritato. Quando, a notte fonda e di prima mattina, si è vissuto il dramma incruento ma vero della corsa con il ritiro dei più qualificati portacolori della Ferrari ecco venire alla ribalta, proiettati nelle primissime posizioni dei “clienti” e delle scuderie sussidiarie. Ecco Mairesse e Beurlys, ecco Dumay e Gosselin, ammirevoli quanto sfortunati, ecco Gregory e Rindt trovatisi a dettar legge, a salvare una corsa che stava avviandosi al suicidio, a rendere frenetiche quelle ultime ore con una lotta apertissima». Un duello che si sarebbe concluso con la vittoria del duo austro-americano sulla rossa 250 LM (numero 21, telaio 5893) con 5 giri di vantaggio sulla gialla 250 LM (numero 26, telaio 6313) alla media di 194,880 km/h,
Ferrari 250 LM
Presentata al Salone di Parigi del 1963 con l’idea di prendere il posto nella categoria granturismo della pluri-vittoriosa Ferrari 250 GTO, la 250 LM ne differiva per la posizione posteriore-centrale del motore (lo stesso V12 da 2,953 cc della GTO e della Testa Rossa). In seguito fu dotata di un V12 di cilindrata maggiorata a 3.285 cc da 320 CV e per questo da alcuni fu erroneamente ribattezzata 275 LM, adeguando al tradizionale codice delle denominazioni delle berlinette Ferrari nel quale il numero fa riferimento alla cilindrata unitaria. L’alimentazione era affidata a 6 carburatori Weber 38DCN.
Fu prodotta in 33 esemplari, numero che la federazione internazionale considerò insufficiente (ne occorrevano 100) e non concedette l’omologazione nella categoria Gran Turismo e pertanto Ferrari la 250 LM dovette confrontarsi con i Prototipi, cosa che non le impedì di riportare importanti affermazioni importanti. Per protesta per la mancata omologazione Enzo Ferrari fece iscrivere nei due ultimi gran premi della stagione 1964 dalla NART di Luigi Chinetti e correre con i colori bianco e blu degli Stati Uniti.
