Nata come modello intermedio tra 126 e 127 si guadagnò subito il favore del mercato.
Grande Panda, Pandina, Panda Cross… oppure Panda e basta. Perché in fondo, 45 anni fa, la prima serie della FIAT Panda non voleva essere altro. Un’auto economica con cui andare a lavorare, accompagnare i figli a scuola, imparare a guidare. Insomma, quella che a Roma chiamavano “P’andà ‘a spasso”.

Quella primissima Panda 30 era molto più che un’utilitaria. Era una superutilitaria, come facevano intendere il motore bicilindrico ad aria di 652 cc della FIAT 126 ed un allestimento semplice, essenziale, quasi spartano, come suggerivano i sedili ed i pannelli-porta, che si ispiravano a quelli di Citroen Dyane e Renault R4. Serviva quindi una vettura similare da opporre alle francesi che si inserisse nel segmento di mercato intermedio tra la 126 e la 127.

Così il 26 Febbraio 1980 l’allora presidente di Fiat Auto, Gianni Agnelli presentò la Panda al presidente della Repubblica Italiana, Sandro Pertini nei giardini del Palazzo del Quirinale a Roma. Il 5 Marzo la vettura fu esposta al Salone di Ginevra. La Panda 30 fu posta in prenotazione a 3.970.000 Lire, affiancata dalla Panda 45 (quella con il motore di 903 cc della 127) a 4.702.000 Lire. Nei due mesi seguenti raccolse 70.000 prenotazioni a dispetto di un listino piuttosto alto. La sua arma vincente era la particolare cura dedicata alla progettazione degli interni: la strumentazione raccolta, i molti vani portaoggetti, l’assenza di finiture pretenziose ne facevano un’ottima auto per i giovani. Incuriosivano inoltre la clientela i sedili anteriori a sdraio e l’amaca posteriore che mediante una serie di ingegnosi incastri potevano essere abbattuti orizzontalmente, formando un’unica superficie complanare dal volante al portellone del bagagliaio; per la nuova generazione dell’epoca significava la possibilità di trasformare l’automobile in un letto di fortuna.
Il progetto (141) era stato affidato nell’Estate 1976 alla neonata Italdesign di Giorgio Giugiaro e Aldo Mantovani quando stavano per partire per le vacanze… La messa in produzione subì un forte ritardo a causa di un duro confronto sindacale attraverso il quale la FLM intendeva imporre alla FIAT il dislocamento delle nuove produzioni negli stabilimenti del Centro e Sud Italia (Cassino, Sulmona, Termini Imerese) invece che Torino e Desio. Nondimeno tra Dicembre 1979 e Gennaio 1980 si giunse ad un accordo che prevedeva la produzione della Panda nell’impianto di Termini Imerese ed in quello dell’Autobianchi di Desio, dismettendo la catena di montaggio della 126. E cominciò la sua avventura.
