Quando arrivò la “Ferrarina”

60 anni fa debuttava il marchio Dino

Sessanta anni fa, nella Primavera del 1965, fu presentato il marchio Dino, nato da una costola di un accordo tra Ferrari e FIAT, attivo fino al 1980. In seguito alla prematura morte del figlio Dino, Enzo Ferrari volle dedicargli un marchio di fabbrica (non un modello) che avrebbe contraddistinto alcuni modelli sportivi e da competizione, equipaggiati con il motore V6 progettato dal figlio pochi anni prima. La decisione – nella quale gli appassionati intravedevano la disponibilità di una piccola Ferrari (la “Ferrarina”, come erano soliti chiamarla) si incastrava, forse non a caso, in un atteggiamento molto rigido della federazione internazionale che impose una rigorosa interpretazione del regolamento sul numero di esemplari da omologare per le vetture Gran Turismo, basati su opinabili interpretazioni dei regolamenti tecnici. Non solo. Il nuovo regolamento per la Formula 2, prescriveva l’uso di motori di cilindrata non superiore a 1.600 cc che dovevano provenire da una vettura di cui fossero state costruite nel 1966 almeno 500 unità. Una produzione impensabile da superare nei tempi richiesti per un’azienda poco più che artigianale come la Ferrari.

L’intervento dell’”Avvocato”

In quella situazione che si faceva sempre più difficoltosa provvidenziale fu l’intervento di Gianni Agnelli, estimatore e cliente delle vetture Ferrari, che ravvisò l’opportunità e la convenienza di una mutua intesa tra le due aziende, anche in prospettiva di una futura fusione od acquisizione da parte del gruppo torinese. Dopo vari contatti, favoriti dai buoni uffici di Battista Farina e del figlio Sergio, oltre che moderati dall’abilità diplomatica di Francesco Bellicardi, nel Dicembre 1964 “il Drake“, “l’Avvocato” e Vittorio Valletta giunsero a definire l’accordo.

Oltre all’occasione di una collaborazione con la Ferrari, foriera di futuri sviluppi, probabilmente alla dirigenza FIAT non sfuggì la congiuntura di potersi accattivare la simpatia dei moltissimi tifosi che la minuscola e giovane scuderia di Maranello aveva in tutto il mondo, affascinati dalle vittorie sportive. I contenuti dell’accordo FIAT-Ferrari furono resi noti alla stampa il 1 Marzo 1965, sollevando un grande clamore in tutto il mondo sportivo. Oltre al piccolo programma produttivo-sportivo sancivano infatti lo schierarsi della FIAT e di tutta la sua potenza industriale in appoggio all’ormai emarginata Scuderia Ferrari, peraltro interrompendo l’assenza ufficiale e ufficiosa della Casa torinese dai gran premi. Il 10 Maggio 1965 Pierugo Gobbato assunse l’incarico di direttore generale della SEFAC-Ferrari.

Fu così che il 25 Aprile 1965 il prototipo Dino 166 P scese in pista per la prima volta in occasione della 1.000 Chilometri di Monza pilotata da Giancarlo Baghetti e Giampiero Biscaldi.

Una gamma di granturismo

La collaborazione FIAT-Ferrari nella costruzione del comune motore V6 fu seguito dalla presentazione di modelli stradali. Il primo fu la Dino Berlinetta Speciale presentata il 7 Ottobre 1965 al Salone di Parigi. Pur esposta nel “neutrale” stand della Pinifarina il prototipo mostrava chiaramente l’impostazione per una vettura stradale, facendo intuire che l’annunciato programma costruttivo in serie non era da considerarsi una boutade pubblicitaria.

Al Salone di Torino del 3 Novembre 1966 FIAT presentò la sua prima Dino, in versione Spider affiancata pochi mesi dopo dalla Coupé. La trilogia si concluse il 1 Novembre 1967 con la presentazione della berlinetta Ferrari al Salone di Torino.

Dopo, nel 1969, che la maggioranza del pacchetto azionario Ferrari fu acquisito dalla Casa torinese, quest’ultima conservò la scritta Dino come denominazione del modello, ma inserendo il marchio FIAT. La Ferrari, invece, lo mantenne attivo fino al 1980.

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