PROGETTO | Più grande di quanto sembri

FIAT 127 e l’arte di progettare lo spazio: quando motore, ruote e abitacolo cominciano a stare nel posto giusto.

Ci sono automobili che sembrano più grandi di quanto non lo siano. Non perché abbiano più centimetri di carrozzeria, ma perché hanno saputo utilizzare meglio quelli disponibili. La FIAT 127 è uno degli esempi più riusciti. Presentata nel 1971, la prima serie era lunga 3.595 mm con un passo di 2.225 mmi, ma offriva un’abitabilità sorprendente per le sue dimensioni. Dietro a quella sensazione c’era una precisa scelta tecnica: motore, trasmissione, sospensioni e ruote erano disposti cercando di lasciare all’abitacolo la maggior quantità possibile dello spazio disponibile.

Ma nella 127 c’era anche un’altra componente del progetto: il lavoro di Pio #Manzù. Il giovane designer aveva già maturato, con il gruppo Autonova, una visione dell’automobile nella quale forma e funzione non potevano essere considerate separatamente. La ricerca sui prototipi Autonova GT e FAM aveva affrontato proprio il rapporto fra esigenze dell’utilizzatore, spazio, forma e produzione industriale. Quando arrivò alla 127, quella cultura progettuale incontrò la competenza tecnica di FIAT e dell’ingegner Dante #Giacosa.

Per capire come sia stato possibile ottenere tanto spazio in una carrozzeria così compatta bisogna partire da una considerazione apparentemente banale: la lunghezza di un’automobile non coincide con lo spazio che può offrire alle persone. Una parte importante dei centimetri della carrozzeria deve essere occupata dagli organi meccanici. Motore, cambio, sospensioni, serbatoio, scarico e strutture della scocca devono trovare posto senza interferire fra loro. Se sono distribuiti male, possono sottrarre spazio proprio dove il progettista vorrebbe collocare sedili e bagagli.

La 127 arrivava dopo la 128, che nel 1969 aveva portato nella grande serie una soluzione destinata a diventare fondamentale per le compatte: motore anteriore trasversale e trazione anteriore. Il gruppo propulsore occupava una zona relativamente compatta nella parte anteriore e permetteva di evitare l’ingombrante trasmissione longitudinale ed il relativo tunnel centrale delle architetture a motore anteriore e trazione posteriore.

Con la 127 quella filosofia veniva trasferita in una vettura più piccola. Il motore era disposto trasversalmente davanti all’asse anteriore ed azionava le ruote anteriori. Le ruote potevano così essere collocate vicino agli estremi della carrozzeria, mentre una parte consistente della lunghezza compresa fra gli assi poteva essere destinata all’abitacolo. Il passo, però, da solo non basta. Deve essere letto insieme agli sbalzi, alla posizione delle ruote ed all’ingombro degli organi meccanici. Due automobili della stessa lunghezza possono quindi avere una distribuzione dello spazio completamente diversa. Nella 127 la trazione anteriore contribuiva proprio a questo risultato. Portando motore e trasmissione nella parte anteriore e rinunciando agli organi necessari per trasmettere la coppia alle ruote posteriori, si liberava spazio nella zona centrale e posteriore della vettura.

Una esoluzione tecnica non è mai gratuita.

La disposizione trasversale riduce l’ingombro longitudinale del gruppo propulsore, ma introduce altri problemi: la trasmissione deve raggiungere le due ruote motrici attraverso i semiassi, le sospensioni devono trovare spazio intorno al motore e lo sterzo deve funzionare senza interferenze. Ogni centimetro recuperato in un punto deve quindi essere gestito altrove.

È questa la parte meno visibile del progetto. Quando guardiamo una 127 vediamo una carrozzeria compatta ed un abitacolo relativamente ampio. Non vediamo le numerose decisioni necessarie per far convivere componenti che, presi singolarmente, hanno esigenze spaziali molto diverse.

Anche la carrozzeria partecipa alla soluzione. La forma a due volumi con la coda relativamente verticale ed il successivo portellone posteriore, permetteva di sfruttare meglio il volume disponibile e rendeva più facilmente accessibile lo spazio destinato ai bagagli. Il disegno di Manzù contribuì ad ottenere un abitacolo ampio e luminoso e un bagagliaio capiente, anche grazie alla collocazione della ruota di scorta nel vano motore.

È qui che design e ingegneria, Manzù e Giacosa, smettono di essere discipline e mondi separati. Una linea più verticale può significare più volume utile. La posizione di una ruota può influenzare contemporaneamente spazio nell’abitacolo, comportamento dinamico e libertà nella progettazione della carrozzeria. E la posizione di un componente meccanico può diventare, a sua volta, una scelta che condiziona la forma dell’automobile.

Il progetto diventa una partita a incastro nella quale ogni scelta deve trovare posto insieme alle altre. La 127 dimostra anche perché un’automobile non possa essere progettata semplicemente componendo sistemi già definiti separatamente. Il motore non viene scelto soltanto per la potenza: la sua posizione dipende dalla trasmissione; la trasmissione dalla posizione delle ruote motrici; le ruote dalla sospensione. E tutto deve convivere con l’abitacolo e con il bagagliaio.

La soluzione finale è quindi il risultato di un compromesso

È anche per questo che l’importanza della 127 va oltre la sua cilindrata o le sue prestazioni. La sua innovazione non consisteva nell’avere inventato l’architettura a motore trasversale e trazione anteriore, già portata alla grande serie dalla 128. Il suo merito fu portare quella filosofia in una vettura compatta, economica e destinata a un pubblico molto ampio, contribuendo a consolidare un’architettura che sarebbe diventata dominante nel segmento delle piccole e compatte. A questo punto si può tornare alla domanda iniziale. Come può un’automobile essere più grande dentro di quanto non sembri fuori?

Non esiste un singolo trucco. Esiste un progetto nel quale lo spazio non è ciò che rimane dopo aver sistemato la meccanica. È invece uno degli obiettivi attraverso i quali la meccanica viene organizzata. Perché progettare un’automobile non significa soltanto decidere dove mettere il motore, le ruote e i sedili. Significa decidere come farli stare insieme. La FIAT 127 lo fece in poco più di 3,5 metri di carrozzeria. Dimostrando che, nell’automobile, anche lo spazio è una scelta progettuale.

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