Alfa Romeo Carabo: il prototipo che anticipava il futuro.
L’Alfa Romeo Carabo è uno dei prototipi più iconici della storia dell’automobilismo, un vero manifesto di design che ha lasciato un’impronta indelebile nell’evoluzione delle auto sportive. Uscita dalla matita di Marcello Gandini per Bertone nel 1968, questa vettura rappresenta una rivoluzione stilistica. Introduce concetti inediti che vengono poi adottati nei decenni successivi.
Il nome: un omaggio alla natura
Il nome Carabo deriva dal Carabus auratus, un coleottero caratterizzato da una livrea verde metallizzata con riflessi dorati, una combinazione cromatica ripresa fedelmente sulla carrozzeria del prototipo. Questo richiamo alla natura non si limita al colore, ma si riflette anche nella leggerezza e nell’aerodinamicità delle forme, elementi progettuali chiave nella definizione del design e dello stile dell’auto.
Carabo nasce sulla base della Alfa Romeo 33 Stradale, ma ne reinterpreta radicalmente le forme. Se la 33 Stradale è caratterizzata da linee morbide e sinuose, la Carabo adotta invece un linguaggio completamente diverso: linee tese, spigoli netti e superfici geometriche. Questa impostazione stilistica, tipica dello stile a cuneo, diventa poi un riferimento per molte auto sportive degli Anni ‘70 e ‘80.
Uno degli elementi più distintivi della Carabo è il cofano anteriore basso e inclinato, che contribuisce a ridurre la sezione frontale e conseguentemente la resistenza aerodinamica, enfatizzando visivamente l’andamento cuneiforme. Anche il parabrezza, fortemente inclinato e raccordato senza soluzione di continuità al tetto piatto, accentua l’impressione di un corpo unico scolpito dal vento.
Stilemi pionieristici
Uno degli aspetti più innovativi della Carabo sono le porte ad apertura verticale, definite in seguito anche “a forbice”. Questo sistema, mai visto prima su un’auto, viene poi ripreso da Lamborghini per la Countach del 1974 e successivamente adottato su numerosi modelli sportivi. Le porte a forbice non sono solo un vezzo estetico, ma rispondono a un’esigenza funzionale: la Carabo è molto bassa e l’accesso all’abitacolo con porte convenzionali sarebbe stato scomodo in spazi ridotti.
La matita di Gandini delinea forme e volumi con l’uso di superfici piatte e di elementi grafici a contrasto, come le prese d’aria nere sul cofano posteriore e i fari a scomparsa. Sa creare una magica contaminazione di elementi che trasmette emozione e la percezione di toccare il futuro. Un look di avanguardia: fari anteriori, perfettamente integrati nella carrozzeria quando spenti, sono un’innovazione che contribuisce al miglioramento dell’aerodinamica. Una soluzione anche questa che viene poi adottata su molte supercar negli anni successivi.
Un’influenza duratura
Anche se rimase un esemplare unico, la Carabo influenza profondamente il design delle auto sportive. Lo stile a cuneo viene ripreso da modelli come la Lancia Stratos Zero (1970), la Lamborghini Countach e persino la DeLorean DMC-12. L’uso di spigoli netti e superfici piatte diviene via via un tratto distintivo di concept e vetture degli anni ‘70 e ‘80.
La Carabo dimostra che il design automobilistico può e deve osare, sperimentare e anticipare il futuro. Oggi è considerata non solo un pezzo da museo, ma una pietra miliare della storia del car design. Un riferimento di purezza di stile e avanguardia.

[…] anni dopo, nel 1968, l’Italia alza la posta. Marcello Gandini disegna per la Bertone Carabo con un’apertura verticale a forbice: le porte ruotano in avanti e si alzano dritte, un gesto […]