Il cambio generazionale ridisegna il motorismo storico

Dalla voce di Andrea Martini emerge un mercato in trasformazione dove nuovi pubblici e nuove icone stanno ridefinendo l’equilibrio tra passione e collezionismo.

Siamo tornati al Vicenza Classic Car Show con la consapevolezza che qualcosa nel motorismo storico stesse cambiando in profondità. Non solo nei modelli esposti, ma nel pubblico, nei codici e nelle aspettative. A mettere a fuoco questo passaggio è Andrea #Martini, amministratore delegato di EMAC (Expo Management Company), società specializzata nell’organizzazione di eventi fieristici per l’automotive d’epoca che abbiamo incontrato in fiera.

La sua lettura parte ci ha un dato chiave di lettura. «Stiamo assistendo ad un cambio generazionale, e questo cambio detta anche le regole del mercato».Non si tratta semplicemente di un ricambio anagrafico. Il punto, sottolinea Martini, è che il pubblico si sta allargando e trasformando insieme. «Non abbiamo solo più visitatori quarantenni rispetto a prima, ma anche una grande partecipazione di ventenni. Alcuni vengono per curiosità, ma molti sono già molto preparati».

È un passaggio decisivo, perché incide direttamente sull’offerta. Negli ultimi anni, spiega Martini, anche l’impostazione espositiva si è progressivamente adattata a queste nuove sensibilità. «L’offerta si è in qualche modo plasmata su queste richieste».

Girando tra gli stand, questa dinamica è evidente. La presenza di vetture Anni ’80 e ’90 è sempre più marcata, non come elemento accessorio, ma come parte integrante del racconto. È il riflesso di un meccanismo già noto nel collezionismo, ma oggi accelerato. «Chi oggi ha trent’anni o quarant’anni sogna le auto che non poteva permettersi quando ne aveva venti, esattamente come chi oggi ne ha ottanta sognava le vetture degli Anni ’50».

In questo scenario, anche le Case automobilistiche stanno ridefinendo il proprio ruolo. Martini evidenzia come la valorizzazione del patrimonio storico sia diventata una leva sempre più strutturata: «C’è un ripescaggio del “branding” un andare a pescare nella propria storia. Per molte case è una ricchezza, anche per tutta l’attività legata alle vetture classiche». Non tutte però partono dallo stesso punto. Alcuni marchi hanno una tradizione consolidata, altri stanno costruendo oggi una propria memoria storica, anche attraverso modelli relatlvamente recenti che iniziano a trovare una collocazione culturale precisa.

All’interno di questo contesto, il posizionamento del Vicenza Classic Car Show appare sempre più definito. Non una semplice fiera, ma un ambiente costruito con un’attenzione specifica alla qualità e alla messa in scena. «Abbiamo voluto creare un salone, non solo una fiera. Un contesto più curato, più elegante, dove anche l’esposizione diventa parte dell’esperienza».

Una direzione che si lega anche al territorio. La scelta di Vicenza non è casuale, ma affonda in un tessuto già ricettivo. «Sapevamo di avere un territorio fertile. Qui c’è una cultura del motore diffusa, e questo ci permette di non partire da zero». infine, un passaggio che chiude il cerchio e chiarisce la natura stessa dell’evento, rivolto soprattutto al visitatore. «Il consiglio è di farsi guidare dalla passione, non troppo dall’affare. Il business è degli espositori. Il visitatore dovrebbe vivere l’esperienza da appassionato». È forse questa la sintesi più efficace del Vicenza Classic Car Show oggi. Un luogo dove il mercato è presente, inevitabilmente, ma non esaurisce il senso dell’esperienza. E dove il cambiamento in atto — generazionale, culturale, estetico — non viene semplicemente esposto, ma interpretato

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